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Compenso dell'avvocato in percentuale - avvocato studio legale monselice este montagnana abano terme conselve cartura albignasego selvazzano solesino padova rovigo

Compenso | parcella | onorario dell’avvocato in percentuale

Parcella dell’avvocato con un compenso in percentuale

IL PROBLEMA DEL COSTO DEL PROCESSO

Molto spesso i clienti si lamentano del costo imprevisto dei processi e delle attività di cui il loro avvocato chiede il pagamento.

I medesimi desidererebbero poter conoscere in anticipo il costo preciso del processo, in modo da poter pianificare i pagamenti e l’impegno di spesa.

Anche al fine di poter valutare la convenienza economica di un’iniziativa processuale, che in taluni casi potrebbe rivelarsi eccessiva rispetto agli interessi perseguiti o ai valori della domanda.

LA SOLUZIONE: IL COMPENSO IN PERCENTUALE

Per rispondere positivamente a tali esigenze e dare soddisfazione ai propri clienti, l’avvocato può adottare una tariffa in percentuale calcolata sul valore della domanda.

Il sistema agevola la costituzione di un rapporto fiduciario fondato sulla chiarezza e sull’immediata comprensibilità, in quanto consente di conoscere in anticipo il costo del processo.

I VANTAGGI DEL PAGAMENTO IN PERCENTUALE

Il sistema è di immediata comprensione per il cliente, che così può preventivare esattamente il costo del processo e pianificare il relativo impegno di spesa.

Il calcolo a percentuale infonde tranquillità non solo al cliente, ma anche al professionista, in quanto entrambi hanno sin dall’inizio del rapporto l’esatta misura dell’importo che costituirà il compenso: l’avvocato conoscerà il corrispettivo del proprio impegno, mentre il cliente saprà da subito il peso che dovrà sopportare.

Le parti avranno comunque il diritto di recedere dal rapporto in qualsiasi momento, liberandosi dall’obbligo delle prestazioni future, mentre per quelle già esaurite permarrà l’obbligo di esecuzione.

LA BASE DEL CALCOLO IN PERCENTUALE

Si evidenzia che il calcolo della percentuale avverrà sul valore della domanda iniziale e non del risultato finale cui la causa condurrà.

Questo per un motivo molto semplice: perché è soltanto nel momento iniziale che le parti instaurano il rapporto e decidono la misura e la convenienza del proprio impegno.

Quindi se è giusto che il cliente conosca da subito l’esatto importo della spesa, è altrettanto giusto che anche il professionista conosca da subito il corrispettivo per la propria attività.

L’accordo deve infatti essere fondato sul reciproco rispetto e senso di responsabilità, secondo il principio di buona fede che vige in materia contrattuale.

Le parti assumeranno un rapporto paritario, senza che una prevalichi l’altra secondo logiche di forza o predominio.

Tabella in materia di decreto ingiuntivo per il recupero di un credito.

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COME FUNZIONA

I pagamenti avverranno a scaglioni in relazione alla fase processuale da svolgere.

Questo significa che il costo totale del processo sarà frazionato in base alle sue fasi, che di solito sono quattro: studio, introduttiva, istruttoria, decisoria.

Il momento del pagamento avverrà all’inizio della relativa fase, prima che l’avvocato svolga l’attività.

Questo meccanismo rappresenta una garanzia per entrambe le parti, perché il controllo sarà incrociato: il professionista non inizierà a lavorare senza compenso, il cliente non rischierà di pagare l’intero processo se il rapporto non sarà di suo gradimento.

Di conseguenza le parti saranno spronate ad agire con lealtà e buona fede: il professionista darà corso all’incarico al più presto, in relazione alle necessità della procedura; il cliente pagherà in anticipo solo la fase di attività che deve essere introdotta.

IL PRIMO PAGAMENTO: LE ANTICIPAZIONI

Il primo frazionamento avrà una misura maggiore rispetto alle altre, in quanto sarà aumentato delle anticipazioni necessarie per introdurre la causa.

Si tratta delle spese vive che gravano su ogni processo e che l’Erario pretende dall’avvocato: tipicamente si tratta delle spese per la notificazione degli atti, l’iscrizione a ruolo, le copie autentiche.

Per correttezza si chiarisce che nelle anticipazioni descritte non è inclusa l’imposta di registro, che grava sulla pronuncia del giudice (sentenza o decreto) e che viene liquidata solo alla fine del processo: essa sarà pagata a parte direttamente dal cliente, allorché gli perverrà il modello F24.

LE SINGOLE VOCI DEL CALCOLO

La percentuale indica il compenso, ovvero il corrispettivo per l’attività da svolgere.

Esso rappresenta un imponibile, per cui su di esso saranno calcolate:

l’IVA (22%) – imposta sul valore aggiunto

la CPA (4%) – cassa previdenza avvocati

Oltre al compenso sono dovute le anticipazioni, ovvero le spese vive che gravano sul processo (contributo unificato, marche da bollo, spese di notificazione e altre spese non imponibili).

PREVENTIVO

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COSA COMPRENDE LA PERCENTUALE

Il compenso è riferito ad un singolo processo, al singolo grado e a una singola fase dello stesso.

E’ noto che esistono il processo di cognizione, quello di esecuzione, quello cautelare etc. etc..

Allo stesso modo esistono il primo grado, l’appello e la Cassazione: ogni grado ha una parcellazione autonoma.

Di solito, il sistema più idoneo per distinguere un processo da un altro è quello che fa riferimento al numero di ruolo (detto numero di R.G.) assegnato dal tribunale.

MANCATO PAGAMENTO

Il mancato pagamento del compenso nei termini indicati, determinerà la sospensione dell’attività dell’avvocato, che viene espressamente esonerato dal cliente per le eventuali decadenze processuali.

Questo in quanto il rapporto è fondato sul principio di reciproca responsabilità, per cui entrambe le parti saranno obbligate a rispettare con precisione le proprie obbligazioni: il cliente dovrà pagare il compenso nella misura e nei tempi concordati, l’avvocato dovrà predisporre e depositare gli atti necessari per la difesa della fase processuale di riferimento.

In questo modo entrambe le parti hanno la possibilità di verificare la correttezza dell’adempimento altrui, con libertà:

  • per il cliente di cambiare avvocato, qualora quest’ultimo non dimostri sufficienti capacità professionali o comunque si deteriori il rapporto fiduciario;
  • per l’avvocato, qualora il cliente non paghi con precisione il compenso o non dimostri apprezzamento per l’impegno profuso dal professionista o comunque si deteriori il rapporto fiduciario.

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Recupero crediti fatture - avvocato studio legale monselice este montagnana abano terme conselve cartura albignasego selvazzano solesino padova rovigo

Recupero crediti

Recupero crediti: cos’è

Il recupero crediti è l’attività diretta a ottenere il pagamento di una somma di denaro.

Esso si esercita in due ambiti, quello contrattuale e quello extracontrattuale.

Il recupero dei crediti derivanti da un contratto

1. Il recupero dei crediti contrattuali è diretto a ottenere il pagamento delle somme che rappresentano il compenso per una prestazione assunta attraverso l’accordo delle parti (per approfondire le problematiche sulla formazione del consenso o sull’esecuzione -tra cui adempimento, recesso, risoluzione – si veda la sezione dedicata ai contratti).

Si tratta di somme che sono già liquide sin dall’origine, in quanto sono indicate dalle parti del contratto o sono facilmente individuabili attraverso un semplice calcolo matematico.
Di solito il creditore è un imprenditore (in forma individuale o societaria) o un prestatore d’opera, ad esempio un’impresa di costruzioni, un’agenzia di pubblicità o di mediazione immobiliare, ma può trattarsi anche di un artigiano (muratore, idraulico, elettricista …) o un libero professionista (geometra, architetto, ingegnere …).

Il contratto potrà rivestire sia la forma scritta, sia quella orale, ma le due tipologie comportano un regime probatorio differente: nel primo caso la prova sarà più facile, avendo natura documentale, mentre nel secondo caso essa dovrà essere raggiunta attraverso la prova testimoniale o l’ammissione di controparte. La prova del contratto potrà risultare anche da un preventivo che sia stato sottoscritto dal cliente, ovvero inviato allo stesso e da questi accettato in forma espressa o tacita.

Se invece manca un preventivo o un contratto, per dimostrare l’entità del corrispettivo si dovrà:

  • rifarsi alle tariffe in uso nella categoria commerciale o artigianale di riferimento ovvero agli usi esistenti e attestati dalla Camera di Commercio di riferimento;
  • eseguire una perizia.

Il recupero dei crediti indicati nelle fatture di vendita: il decreto ingiuntivo

Molto spesso il corrispettivo viene indicato nelle fatture di vendita emesse dal creditore e questo agevola molto l’azione giudiziale di recupero del credito, in quanto il nostro ordinamento giuridico presume (fino a prova contraria) che la somma indicata in fattura corrisponda a quella effettivamente dovuta.
Lo strumento processuale maggiormente utilizzato in questi casi è il ricorso per ingiunzione di pagamento, diretto all’emissione di un decreto ingiuntivo, talvolta dotato anche di provvisoria esecutorietà.
Allo scopo di ottenerne l’emissione, l’imprenditore dovrà presentare al giudice copia autentica (rilasciata da notaio) degli estratti dei libri contabili (usualmente la pagina del registro IVA in cui è indicata la fattura di interesse) regolarmente tenuti ai sensi di legge.
Questo sarà sufficiente per ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo.
Il provvedimento dovrà essere notificato al debitore, che potrà svolgere opposizione nei 40 giorni successivi, al fine di dimostrare l’inesistenza del diritto di credito ovvero l’esistenza di fatti impeditivi o estintivi dello stesso.
Qualora il decreto ingiuntivo sia stato emesso già esecutivo, il creditore potrà agire immediatamente nella sede esecutiva (pignoramento) e aggredire i beni del debitore per recuperare le somme indicate nel titolo esecutivo.
Nell’ipotesi in cui non sia possibile ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo, il creditore potrà agire in giudizio attraverso l’azione ordinaria, che è più gravosa sia per quanto riguarda il tempo necessario a ottenere l’accertamento del credito, sia per quanto riguarda le prove da esperire in giudizio.

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Il recupero dei crediti extracontrattuali: il risarcimento danni da atto illecito

2. Nella materia extracontrattuale, il diritto al pagamento di una somma di denaro tipicamente deriva da un fatto illecito, quale un incidente stradale, un reato, ovvero l’inadempimento durante le trattative contrattuali (senza il raggiungimento dell’intesa finale).

La norma di riferimento sul tema è l’art. 2043 del codice civile, che così dispone: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno “: si parla quindi di risarcimento dei danni.

In questa ipotesi le somme non sono liquide sin dall’origine e la loro quantificazione dovrà essere raggiunta attraverso un’apposita procedura giudiziale che ne accerti sia l’esistenza, sia l’entità, sia il nesso di causalità con la condotta colpevole del presunto responsabile.

Pertanto al fine di ottenere il pagamento del credito extracontrattuale, esiste la necessità di ottenere l’emissione di una sentenza di condanna che identifichi gli elementi essenziali del fatto illecito.

Si tratta di una causa ordinaria con tutti i limiti che ciò comporta, in particolare i tempi e i costi della procedura.

Una volta ottenuta la pronuncia della sentenza di condanna (che è dotata automaticamente di esecutività) il creditore, in difetto di adempimento spontaneo di controparte, potrà intentare l’azione esecutiva al fine di trovare la reale soddisfazione economica della propria pretesa.

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